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LO SMEMORATO
DI COLLEGNO - L'UOMO CHE SMARRI' SE STESSO |
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LA VICENDA
Il 6 febbraio 1927 su "La domenica del Corriere" e su
"L'illustrazione del Popolo" appare la foto di un uomo
con la barba sotto il titolo "Chi
lo conosce?". La foto apparteneva ad una
persona rimasta, fino a quel momento sconosciuta,
arrestata il 10 marzo del 1926 per la trafugazione di un
vaso presso il cimitero ebraico di Torino. L'uomo
arrestato dava segni di non perfetto equilibrio mentale
e pareva non ricordare né il proprio nome, né nulla del
proprio passato, veniva perciò ricoverato al Manicomio
di Collegno.
Il 27 maggio veniva dichiarato non punibile per il furto
ed affidato all'Ospedale Psichiatrico di Collegno per le
cure del caso. Dopo circa un anno di ricovero era parso
chiaro ai medici che lo "sconosciuto" non soffriva di
altro male che di una completa amnesia (cosa piuttosto
frequente in quegli anni successivi alla guerra e ad un
turbolento dopoguerra) per questo motivo avevano deciso
di ricorrere ai giornali nella speranza di risolvere il
caso.
Dopo alcuni giorni di inutili tentativi, il
24
febbraio 1927, i giornali davano notizia che
l'identità dello Sconosciuto era stata finalmente
accertata: era il prof.
Giulio Canella.
Veronese, insigne studioso, dato per disperso sul fronte
macedone dalla fine del 1916. La solidarietà umana ed
emotiva suscitata dal caso aveva infranto persino le
barriere della burocrazia e dopo pochi giorni Canella
lasciò Collegno per essere affidato alla sua famiglia.
Ma il 12 marzo una notizia clamorosa
avrebbe ribaltato la novella a lieto fine, dando inizio
ad un caso destinato ad appassionare l'opinione pubblica
italiana per molto tempo: lo Sconosciuto era stato
identificato dai familiari e conoscenti come
Mario Bruneri, tipografo torinese che aveva una
serie di conti in sospeso con la giustizia e che per
queste ragioni si fingeva smemorato.
Per mesi appaiono con frequenza (spesso giornaliera)
notizie di riconoscimenti e confronti con persone che
hanno conosciuto i Bruneri o i Canella; i riconoscimenti
non mancano sia per l'uno che per l'altro. Non mancano
nelle due tesi gli elementi "scientifici" il più
probante dei quali per la tesi dei Bruneriani, è
l'identità delle impronte digitali dello sconosciuto con
quelle del ricercato tipografo; la tesi contraria si
avvale di altre prove tra le quali il fatto, abbastanza
singolare, che con la data di arresto della Sconosciuto
esistono due diversi fascicoli, uno presso la Polizia
Giudiziaria e l'altro presso la Polizia Amministrativa;
ciò permette ai legali pro Canella di sostenere che il
ricoverato e l'autore del furto sono due persone
diverse.
Esistono tutti gli ingredienti perché la vicenda possa
diventare un "caso" nazionale: il giallo, il dubbio, i
sentimenti, le prove scientifiche, i titoli dei
giornali, il crimine, il senso del peccato; il resto lo
farà il pubblico che automaticamente si dividerà in
colpevolisti ed innocentisti, bruneriani e canelliani e
gran parte degli italiani sarà per l'una e per l'altra
fazione seguendo le proprie simpatie o antipatie.
Le due famiglie rivendicano quello che viene ormai
definito "l'uomo sfinge" come loro congiunto, mentre gli
avvocati delle due parti cercano continuamente colpi di
scena per far pendere la bilancia del giudizio dalla
propria parte.
Alla fine del 1927
il Tribunale di Torino emette
un primo verdetto: non è in grado di
identificare lo Sconosciuto come Mario Bruneri ed affida
la custodia dell'uomo ad un avvocato amico della
famiglia Canella. Questa sentenza è un'indubbia vittoria
dei canelliani, ma si profila il processo
dibattimentale.
Il 5 novembre 1928, il Tribunale di Torino dichiara che
lo Sconosciuto è Mario Bruneri. Immediato il ricorso
alla Corte d'Appello. Patroni di Canella sono l'avv.
Canelutti (principe del foro per antonomasia) e l'on.
Farinacci esponente di primo piano del fascismo
nazionale. Ma l'8 agosto 1929 la Corte d'Appello di
Torino riconosce nuovamente nello Sconosciuto Mario
Bruneri. Nuovo ricorso alla Corte di Cassazione, che
decide di far tenere il processo alla Corte d'Appello di
Firenze.
Tutti questi colpi di scena non fanno altro che
accrescere l'interesse intorno a questa vicenda ormai un
caso nazionale.
Il 1° maggio 1931 la Corte d'Appello di Firenze
ribadisce nuovamente che
l'identità dello
Sconosciuto è quella di Bruneri. L'uomo
Arrestato è rinchiuso nel carcere di Pallanza da cui
uscirà due anni dopo. Lo Smemorato con la famiglia
Canella raggiungerà, alcuni mesi dopo, il Brasile, da
dove a più riprese tenterà, in collegamento con gli
amici rimasti a Verona, di ottenere la revisione del
processo e di tenere viva la polemica su quella che sarà
fino all'ultimo, per lui, l'ingiustizia subita.
Periodicamente fino ai giorni nostri sui giornali
riapparirà la rievocazione della vicenda con rivelazioni
più o meno nuove, alla storia dello Smemorato si sono
ispirati ben quattro film ed uno sceneggiato televisivo,
la commedia di Pirandello "Come tu mi vuoi" ed
un'immensa bibliografia.
IL LUOGO
La Certosa Reale di Collegno sorse per volere di Maria
Cristina di Francia, duchessa di Savoia, prima Madama
Reale, la quale, durante un soggiorno a Grenoble in
visita al fratello Luigi XIII, si recò in pellegrinaggio
alla "Grande Chartreuse", casa madre dell'Ordine dei
Certosini, compiendo il voto solenne di erigere una
Certosa presso Torino. Al suo rientro in patria Madama
Reale acquistò sul territorio di Collegno un palazzo
fatto costruire nel 1614 da Bernardino Data, a cui
incorporò altri terreni ed edifici, dando avvio al suo
progetto a cui parteciparono anche Maurizio Valperga
(autore dell'impianto originario del complesso) e
Filippo Juvarra (progettista dell'ampliamento
settecentesco e del portale di ingresso). Al termine
dell'opera, nel 1641 i Certosini del monastero di
Avigliana occuparono la Certosa, dedicata
all'Annunziata, patrona di Casa Savoia.
Dopo anni di quieta e isolata esistenza, una svolta fu
inferta alla storia della comunità dall'occupazione
napoleonica, nel 1802, che costrinse i Certosini di
Collegno a subire la sorte delle altre istituzioni
religiose: furono privati dei propri possedimenti e
costretti a sciogliersi. Soltanto col ritorno dei
Savoia, nel 1816, la Certosa poté essere riaperta e
nuovamente destinata all'attività spirituale, seppur per
poco tempo ancora. Dal 1853 i locali furono trasformati
nella sede del Regio Manicomio, un utilizzo che
caratterizzerà la struttura fino ai giorni nostri. La
nuova destinazione rese necessario un ampliamento delle
superfici e nel 1864 l'ingegnere Ferrante elaborò il
primo progetto per la realizzazione di nuove
costruzioni, a seguito delle quali l'Ospedale
Psichiatrico di Collegno divenne un modello di
eccellenza per l'architettura manicomiale del tempo. Fu
il primo in Italia a prevedere padiglioni isolati tra di
loro che consentissero di separare le diverse forme di
malattie mentali: alle venti strutture inizialmente
innalzate altre se ne aggiunsero, insieme ad una
lavanderia a vapore, a laboratori di arti e mestieri per
i ricoverati e alcuni altri edifici di servizio.
DUE ATTORI IN UNO
Giulio Canella
Giulio Canella nacque a Padova nel 1882 da Giuseppe,
pittore e insegnante di filosofia e Amalia Trivellato.
Conseguì la laurea in filosofia nel 1905. Di cultura
cattolica insegnò prima al collegio vescovile di Tiene
(Vicenza) e poi alla scuola magistrale "Manzoni" di
Verona di cui, in seguito, divenne direttore. Nel 1907
conseguì una seconda laurea in lettere. Collaboratore di
molte riviste, nel 1909 fondò con padre Agostino Gemelli
la "Rivista di filosofia neoscolastica", che lo rese
famoso negli ambienti cattolici. Nel 1913, dopo una
relazione contrastata dal padre di lei, sposò la cugina
Giulia Canella, più giovane di dodici anni, dal
matrimonio nacquero due figli, Rita e Giuseppe, detto
Beppino. Nel 1914 venne eletto consigliere comunale a
Verona, nella lista di minoranza cattolica. Nel 1916
venne richiamato e mandato in Macedonia con la Brigata
"Ivrea", il 25 novembre di quello stesso anno fu visto
per l'ultima volta dai suoi commilitoni, alla battaglia
di Nitzopole, ferito al capo mentre si batteva contro un
gruppo di soldati Bulgari.
Mario Bruneri
Mario Bruneri nacque a Torino il 18 giugno 1886, orfano
di padre già in giovanissima età, iniziò molto presto
l'attività di apprendista tipografo, appassionato di
libri continuò a dedicarsi allo studio in modo
disordinato e saltuario. La nobiltà della nonna materna
solleticava la sua smisurata ambizione e gli faceva
assumere pose da gran signore. Compiuto il tirocinio
presso la ditta Belardi & Borla di Torino, entrò nella
ditta Paravia dove rimase dai quattordici ai venti anni.
Questo fu per lui il periodo più brillante tanto da
diventare un importante personaggio della Federazione
del Libro. Nel 1911 sposò Rosa Negro, il matrimonio si
rivelò ben presto infelice, lei fervente cattolica non
sopportava che il marito partecipasse attivamente alle
lotte sindacali della Torino di allora. Malgrado la
nascita di Giuseppino, il disaccordo tra Mario e Rosa si
era sempre più accentuata, nel 1916 ruppe ogni rapporto
con la moglie e tornò a vivere con la madre. Seguì un
periodo fatto di lavori saltuari e piccole truffe, fino
a quando nel 1921 iniziò una relazione con Camilla
Ghidini ex prostituta. Con la Ghidini inizia una serie
di peregrinazioni tra Torino, Genova, Milano vivendo di
espedienti, truffe ed elemosine. Nei giorni precedenti
l'arresto dello Smemorato i due amanti si trovavano a
Torino. |
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