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Ciclismo Pulito

 

Restano da dopare solo più gli spettatori?


Non è più un discorso di barare, è un fatto di credibilità dell'intero mondo sportivo ma e veramente possibile che una persona normale riuscirebbe a pedalare per oltre 200 Km a 38 km/h di media, andare a dormire come se nulla fosse e la mattina dopo alzarsi e fare altrettanti chilometri con tappe di montagna incluse, magari ancor più velocemente?

Non solo il ciclismo è “malato”, ma anche, senza fare inutili ipocrisie, molti altri sport più blasonati. Noi possiamo dare il buon esempio! La realtà amatoriale del ciclismo non è circoscritta solo alle provincie: il doping, a questi livelli, viene praticato per arrivare ad ottenere qualcosa che contrasti l’insoddisfazione della vita quotidiana. La nostra proposta di raccogliere ciclisti e divulgare per le strade la passione per lo sport pulito.

Ad esempio, per riproporre il vero spirito del ciclismo, quello del mal di gambe e della fatica, certificato però da controlli incrociati di sangue ed urine. Così si può vincere!.

Crediamo che per distruggere il doping, serva l’azione concreta ed appassionata di persone sconosciute, visto che le promesse dei grandi campioni si sono rivelate molto spesso delle tristi parole senza significato.

Il doping non riguarda soltanto lo sport di vertice ma anche lo sport amatoriale? Questo grido d'allarme viene dal mondo del ciclismo, dopo il recente blitz di finanza e Nas ad una Gran fondo, aperta appunto al mondo amatoriale. Il problema non è nuovo. Anche se è vero che il ciclismo amatoriale ha al proprio interno, le risorse per reagire. Crediamo nel ciclismo pulito e cercheremo di testimoniarlo in prima persona con i fatti, non solo affidandosi alle parole. Valori antichi, etica del sacrificio e controlli incrociati.

Non facciamo di tutta l’erba un fascio Se è vero come in questi ultimi anni che gli amatori stanno seguendo la stessa rotta dei professionisti del pedale, è anche vero che in mezzo al gruppo c’è chi ancora crede nel ciclismo pulito, sinonimo di onestà e di cura della propria salute.

Vivere una grande passione come quella che la bicicletta suscita, significa non solo stare sui pedali ed impegnarsi nella scoperta di nuovi limiti, ma anche, una volta scesi di sella, continuare a dedicarle del tempo, per assicurarle, in questo caso, respiri sempre più ampi. Entrando nel merito del ciclismo amatoriale, conosciuto dagli addetti ai lavori sia per la dedizione dei suoi praticanti, sia, purtroppo, per alcune loro virtù poco ortodosse, arriva da questo folto gruppo una voce coraggiosa.

Ci siano grosse risorse per la tutela dei valori che il ciclismo che affermano la possibilità di un ciclismo pulito. Le migliori performance si ottengono anche senza l’ausilio di sostanze chimiche.

Siamo contrari al doping in ogni sport, siamo a favore a controlli ferrei in tutti gli sport in particolare nelle categorie giovanili. Perché non punire anche i medici (radiazione dall'albo e multe con molti zeri) e "graziare" i pentiti del doping a patto che forniscano prove inconfutabili e dettagliate sul caso specifico e come persone informate dei fatti. Se un corridore risulta positivo al primo controllo, andrebbe a nostro avviso, perdonato a patto che egli confessi chi lo ha aiutato, fornito, gestito e coperto. La giustizia ordinaria dovrebbe a questo punto intervenire con la massima durezza. Oggi se un corridore confessa viene squalificato. Non è un bell'invito a farlo parlare, né un bel modo per spezzare la catena degli uomini-ombra. Forse questa è l'unica strada percorribile per dare un segnale forte e mettere un freno all'opera di medici oramai industrializzati.


 
 

 

 
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