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La Storia del Commercio |
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Versione stampabile |
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Dal baratto ai negozi virtuali
del Web
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Introduzione:
L'Europa medievale Dal XII al XV secolo era
attraversata da una fitta rete di vie
commerciali.
I traffici dei mari settentrionali erano
gestiti dalle Città dalla Lega Anseatica,
costituita dalle compagnie commerciali di
alcune città nordeuropee - come Lubecca,
Amburgo, Colonia, Bruges e Danzica, che
rifornivano di prodotti le principali città
dell'interno, allo scopo di garantirsi
privilegi di tipo commerciale.
Anche le principali città dell'interno -
Parigi, Strasburgo, Lione, Milano -
soprattutto se centri di fiere commerciali,
erano collegate da strade importanti,
percorse ogni giorno dai mercanti di tutta
Europa.
Le Repubbliche marinare di Genova e di
Venezia dominavano le rotte del
Mediterraneo.
Le flotte mercantili genovesi operavano in
prevalenza sulle coste occidentali. Venezia
aveva invece il monopolio del commercio con
l'Oriente: merci pregiate come spezie,
pietre preziose e stoffe giungevano sulle
sue navi ai porti dell'Occidente. |
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Storia:
La storia del commercio si confonde
in gran parte con quella del
progresso umano. Dalla forma
primitiva del baratto alla grande
società commerciale, le cui filiali
operano in tutto il mondo
utilizzando i mezzi più veloci, lo
sviluppo economico è accompagnato da
un corrispondente sviluppo nei
traffici. Gli elementi essenziali
dell'attività commerciale, che
permisero di superare lo stadio del
baratto, si riscontrano dapprima nel
Vicino Oriente. La moneta, la
scrittura, il diritto codificato
furono i prodotti delle prime
civiltà conosciute, quelle dei
grandi fiumi. I Fenici vi aggiunsero
uno spirito avventuroso che, insieme
al desiderio di conoscere, contribuì
allo sviluppo del commercio. Ma
nonostante le spedizioni più ardite
sino al mare del Nord e lungo le
coste africane e malgrado il
progresso di Alessandria, alla fine
del IV sec. l'area in cui si
svolgeva un commercio organizzato
restò limitata ai confini del mondo
conosciuto; la pirateria ne
comprometteva gli sviluppi. Allorché
Roma estese le sue conquiste, i suoi
giuristi diedero alla vita
commerciale una regolamentazione e
gli elementi tecnici scoperti
dall'Oriente caldeo, arricchiti dai
Greci, furono diffusi fra tutte le
popolazioni che vivevano nell'orbe
romano.
Dopo la caduta dell'Impero romano
d'Occidente, l'attività commerciale
in Europa subì una stasi dovuta al
predominio dell'economia prima
curtense e poi cittadina
(essenzialmente chiuse e tendenti
all'autonomia) e all'insicurezza
delle vie di comunicazione. Tuttavia
il commercio rimase una essenziale
condizione di sviluppo per quelle
città sedi di fiorenti industrie e
poste sulle grandi vie di traffico
marittimo o fluviale. Dopo il Mille,
e soprattutto in seguito alle
crociate, si assistette
all'intensificarsi e allargarsi
degli scambi. Il Mediterraneo, il
mare del Nord e il Baltico sono i
campi principali del commercio
marittimo. Un indiscusso primato
nell'attività commerciale, fra il
XIII e il XVI sec., ebbero le città
italiane (in particolare le città
marinare) i cui mercanti spesso
svolgevano anche le funzioni di
banchieri. Durante il XVI sec. le
scoperte geografiche contribuirono a
deviare le grandi correnti di
traffico dal Mediterraneo
all'Atlantico. Acquistarono sempre
maggiore importanza i porti e le
città del mare del Nord e si
sviluppò il commercio transoceanico.
Oggetto degli scambi internazionali
non furono più solo i prodotti di
lusso, ma anche derrate alimentari e
materie prime di uso comune. Il
primato finanziario passò dai
banchieri italiani a quelli
tedeschi:
i Fugger di Augusta, finanziatori
dell'imperatore, si affermarono come
il simbolo del capitalismo
commerciale. Nel XVII sec. il
commercio con le colonie divenne la
posta in gioco delle lotte politiche
poiché l'Olanda, l'Inghilterra e la
Francia aspiravano a dividersi
l'eredità della Spagna e del
Portogallo. La rivoluzione
industriale favorì lo sviluppo di
una nuova forma di commercio basata
sull'acquisto delle materie prime e
la vendita dei prodotti finiti, e
diede impulso al miglioramento delle
vie e dei mezzi di comunicazione e
di trasporto. Nella seconda metà del
XVIII sec. la Francia fu
all'avanguardia nella costruzione di
una vasta rete stradale, come
l'Inghilterra in quella dei canali.
Contemporaneamente avvenne una
profonda trasformazione anche nelle
teorie: al tradizionale
mercantilismo protezionistico si
oppose la dottrina della libertà dei
traffici, difesa nel 1776 da Adam
Smith nella sua opera Trattato sulla
ricchezza delle nazioni. La lotta
fra le teorie mercantilista e
liberoscambista continuò nel XIX
sec. L'Inghilterra riuscì ad attuare
con Peel e Cobden la più completa
libertà di scambio. Anche in
Germania, dove l'attuazione delle
teorie di List aveva portato allo
Zollverein, unione doganale che
facilitò l'unità politica, si
riscontrarono gli stessi sintomi.
Così la Francia, vincendo la
resistenza degli industriali, firmò
un trattato di commercio e di libero
scambio con l'Inghilterra (1861).
Verso la metà del XIX sec. ebbe
inizio una vera e propria
rivoluzione commerciale che
trasformò le condizioni di lavoro,
il ritmo degli scambi, l'assetto
sociale e la mentalità dei
produttori e dei consumatori. Le
nuove tecniche di produzione e di
scambio diedero un forte impulso al
commercio. La ferrovia permise a
regioni rimaste sempre isolate di
partecipare al traffico sia interno
che internazionale, la navigazione a
vapore favorì in tutte le parti del
mondo l'apertura di nuovi mercati
per il rifornimento delle materie
prime e lo sbocco dei prodotti
industriali.
L'apertura di canali interoceanici,
i trafori alpini e la navigazione
aerea contribuirono ad annullare le
distanze. L'era coloniale fu
strettamente legata alle necessità
del commercio e allo sviluppo
industriale dell'Europa. L'Africa,
rimasta fino ai primi anni del XIX
sec. un continente inesplorato,
acquistò un'importanza sempre
maggiore per i traffici. Le
Americhe, classico dominio
coloniale, devono alle loro
popolazioni, in gran parte di
origine europea, una precoce
emancipazione politica ed economica.
L'Asia restò, per lungo tempo, una
terra di conquista per i mercanti:
l'apertura del canale di Suez diede
una nuova spinta ai traffici in
quella direzione. Nelle Indie la
decadenza dell'artigianato indigeno
permise la massiccia penetrazione
dei cotonati inglesi; in Cina e in
Giappone gli Stati Uniti e l'Europa
cercarono di costruire delle
ferrovie superando l'opposizione
locale, di aprire nuovi porti e far
entrare queste nazioni, di
millenaria civiltà, nel circuito dei
traffici mondiali; con il Giappone
la riuscita fu totale. Si dovette
però assistere ben presto a un
rovesciamento delle posizioni
favorito dalle due grandi guerre
mondiali: l'Europa vide crollare la
sua supremazia politica ed economica
dovendo affrontare la concorrenza
degli altri paesi. Al rigido schema
del XIX sec., per cui l'Europa
acquistava materie prime e vendeva
semilavorati e prodotti finiti, si
sostituì uno schema più elastico,
più equilibrato. Progressivamente la
rete commerciale ha modificato i
suoi poli di attrazione,
trasformando la sua struttura in
funzione di alcuni prodotti
essenziali (carbone, petrolio,
materie prime). Sotto i tre
imperativi della concentrazione,
della razionalizzazione e della
progressiva specializzazione, le
professioni e le tecniche
commerciali hanno subito profondi
mutamenti così come le correnti dei
traffici. La concentrazione si è
rivelata necessaria per far fronte
alle esigenze di un commercio basato
su un sempre maggior numero di merci
e su mercati sempre più lontani.
Sono aumentate le dimensioni delle
imprese, le aziende a carattere
familiare hanno lasciato posto alle
grandi società per azioni. I
circuiti di distribuzione sono
dominati da potenti organizzazioni
finanziarie; fin dalla seconda metà
del XIX sec. sono apparsi i grandi
magazzini: in Francia il Bon Marché
(1852) e il Louvre (1855); negli
Stati Uniti i magazzini Wanker
(Filadelfia) e Marshall Field & Co.
(Chicago); in Inghilterra i
magazzini Whiteley e Peter Robinson;
in Italia i magazzini “la
Rinascente*” (1918). Con il XX sec.
sono sorti i magazzini con più
filiali, dapprima nel campo
alimentare, poi negli altri settori
commerciali. Sul piano
internazionale, dopo la seconda
guerra mondiale, la creazione di
organizzazioni economiche ha
favorito l'unificarsi degli scambi e
lo sviluppo della produzione
nell'ambito di ciascun paese.
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I negozi virtuali "e-commerce"
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Aperti 24 ore su 24, 365 giorni l'anno; non
c'è problema di parcheggio né di clienti
distratti che ci investono con il carrello
della spesa. Sono gli e-shop i negozi
virtuali del Web. Si compra di tutto: dai
gioielli al cibo, dalle auto ai libri.
Ma voi nel secolo scorso davvero andavate in
giro per la città a fare shopping?" Dagli
adolescenti del 2020 aspettatevi pure questa
domanda. Eh sì, perché anche nel rilassante
rito della "passeggiata per vetrine"
Internet sta portando la sua rivoluzione. E
il ricorso all'e-commerce (il commercio
elettronico, ovvero l'acquisto di beni e
servizi in Rete) sta crescendo alla velocità
dei bit. E i negozi virtuali, con tanto di
commessi, zona bar e altri clienti con cui
scambiare quattro chiacchiere, stanno
nascendo come funghi. Il più "reale" in
assoluto Newton l'ha scovato girovagando tra
le pagine del Fraunhofer Institute, il
grande centro di ricerca tedesco. Un
ipermercato ricostruito in realtà virtuale,
dove muoversi fisicamente nelle sembianze
dell'avatar (così sono definiti i propri
alter-ego virtuali) preferito, e girovagare
da un negozio all'altro, scegliendo cibi,
vestiti, musica, noleggiando film e, perché
no, comprando una macchina nuova. Tutto
senza muoversi da casa. In Germania il
domani è già arrivato, ma anche nel resto
del Web, seppure con grafiche meno
coinvolgenti, i siti di e-commerce sono tra
i più visitati. I dati più precisi arrivano
dagli Stati Uniti, dove la penetrazione di
Internet nella vita domestica è quasi
totale. Lo scorso ottobre la statunitense
Goldman Sachs, una delle più grandi banche
d'affari del mondo, stimava che il giro di
affari del commercio elettronico passerà dai
39 miliardi di dollari del 1998 a 1.500
miliardi nel 2004. Negli altri Paesi il
fenomeno sta esplodendo più lentamente. Le
preoccupazioni sulla privacy e sugli
acquisti tramite carta di credito sono un
deterrente alla sua espansione. È davvero
così rischioso acquistare in Rete? No, ma ci
sono alcune regole da conoscere prima di
avventurarsi nello shopping virtuale. Prima
regola la sicurezza Per prima cosa bisogna
avere un po' di fiuto per scegliere il sito
più affidabile. Nessun problema per quanto
riguarda le vetrine elettroniche di grandi
aziende (per esempio Apple, Microsoft o IBM
per l'informatica; Amazon e Cd Now per libri
e dischi); se invece si naviga alla ricerca
di nuove vetrine è importante, prima di fare
qualsiasi acquisto, controllare l'esistenza
di alcune caratteristiche. Prima regola la
sicurezza: bisogna verificare se il negozio
on-line utilizza sistemi di crittografia per
evitare che qualcuno possa "sbirciare" i
nostri dati durante il trasferimento.
Infatti per acquistare su Internet è
necessario compilare degli appositi moduli
con i dati anagrafici e, più importante, con
il numero della carta di credito che servirà
per il pagamento. In genere si utilizza un
metodo detto SSL (Secure Sockets Layer), che
appare immediatamente agli occhi del
navigatore per due caratteristiche: la
lettera "s" che segue la sigla "http"
(quindi l'indirizzo diventa https://www.) e
la presenza di un lucchetto nell'angolo in
basso a sinistra della finestra di
navigazione, lì dove appaiono in genere gli
strumenti. Cliccando sul lucchetto si potrà
visualizzare il certificato di sicurezza del
server a cui si è collegati. Un altro
sistema di sicurezza piuttosto nuovo ma già
grandemente diffuso è il TelePay, offerto
dalla maggior parte delle banche italiane e
gestito dalla SSB (Società per i Servizi
bancari). TelePay utilizza un particolare
programma per criptare i dati: per ottenerlo
basta collegarsi al sito della SSB (http://telepay.ssb.net)
e riempire il modulo di richiesta. Non tutti
i negozi virtuali pretendono il pagamento
con carta di credito; è possibile anche
scegliere il contrassegno alla consegna
della merce, il bonifico bancario, l'invio
di denaro tramite le strutture specializzate
(Western Union, eccetera).
Alla ricerca dell'affare Oltre alla gestione
dei dati economici, però, è bene verificare
che siano rispettate anche tutte le nuove
disposizioni sulla privacy. I dati personali
immessi in Rete, infatti, sono molto
appetibili per tutte le aziende che vogliono
inviare pubblicità mirata (di solito nei
formulari vanno indicati: età, professione,
preferenze per il tempo libero e negli
acquisti, propri e dei familiari), per
evitare che la vostra casella di posta
elettronica sia invasa da comunicati
commerciali (si dice spam) controllate che
sia presente l'opzione con la quale si
autorizza l'azienda a comunicare ad altri i
dati immessi, e decidete se autorizzare la
cosa. Se avete un po' di pazienza e navigate
alla ricerca dell'affare, potreste
cominciare affidandovi ai motori di ricerca
che, scandagliando i siti di tutto il mondo,
vi propongono una lista degli e-shop (i
negozi elettronici) dove trovare il prodotto
cercato al minor prezzo. Tra i più completi
merita una visita http://www.mygeek.com. Una
volta deciso l'acquisto ci sono ancora un
paio di particolari da tenere in
considerazione. Innanzitutto è importante
controllare la nazionalità del sito a cui
siete collegati. Quello che a prima vista
può sembrare un affarone, rischia di perdere
molta della sua "appetibilità" quando andate
ad aggiungere le spese di spedizione e gli
eventuali dazi doganali. Inoltre è meglio
informarsi sulle leggi relative
all'importazione: per l'acquisto di
alcolici, tabacchi, medicinali, animali e
persino alcune piante esotiche, l'Italia ha
norme molto severe che limitano la quantità
di merce acquistabile. Come evitare i
"bidoni" L'acquisto in Rete è concluso
quando l'acquirente riceve dall'e-shop la
conferma dell'effettiva disponibilità del
prodotto e del "buon fine" dell'operazione.
Questo, a seconda dei siti, può avvenire in
tempo reale (cioè durante la vostra visita
virtuale) o tramite e-mail. In tutti i casi
è molto importante stampare e conservare la
conferma. è questo l'unico documento che
dimostra la sottoscrizione del contratto e
servirà nel caso si voglia far valere il
diritto di recesso e restituzione. Per
cautelarsi il più possibile dai "bidoni",
comunque, è il caso di fare una copia
cartacea anche del vostro modulo compilato
con il "carrello della spesa", la home page
del sito con i dati fiscali e geografici,
tutte le e-mail che ci si è scambiati nella
fasi di acquisto e, infine, la comunicazione
della vostra carta di credito che riporti il
pagamento effettuato. Il negozio on-line ha
gli stessi obblighi nei confronti del
compratore di un esercizio commerciale
reale, quindi anche se non espressamente
citato, ricordatevi che ci sono sempre sette
giorni per cambiare idea (bisogna però
comunicarlo con una raccomandata a/r), e che
se la merce non corrisponde a quella
pubblicizzata la si può restituire facendosi
rimborsare. Per saperne di più, c'è il sito
di
Adiconsum. Per non cadere in trappola
anziché in Rete. |
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La
definizione di commercio
elettronico
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La novità del Commercio Elettronico dei
nostri giorni, è che la Rete permette di
creare un nuovo mercato in cui operare a
fini commerciali. Gli esempi dei sistemi di
pagamento citati sopra si riferiscono a
tecnologie che hanno aumentato l’efficienza
per la gestione delle transazioni
economiche. I beni vengono tuttavia
identificati e acquistati in modo
tradizionale, nel mercato tradizionale.
Oggi, con la Rete, qualcosa è cambiato in
modo più profondo e radicale.
Per fare incontrare la domanda e l’offerta
di beni e servizi abbiamo fino ad oggi
utilizzato prevalentemente le forme di
comunicazione tradizionali: l’incontro
interpersonale, le lettere, il telefono. I
PC ci sono serviti solo a supportare la
gestione dell’attività commerciale:
calcolare e produrre bilanci nella
contabilità dell’ufficio, scrivere e
archiviare i contratti, gestire magazzino e
produzione, incrociare i dati. Oggi, invece,
i PC ci servono per comunicare: attraverso
di loro noi raggiungiamo in un solo istante
ogni angolo del pianeta e ci mettiamo in
comunicazione con altri computer o con altre
persone che lavorano dietro ai monitor. Ciò
è possibile perché quasi tutti i PC del
mondo sono connessi tra loro attraverso la
rete Internet, e presto altri dispositivi si
aggiungeranno, a comporre il tessuto nervoso
del nostro pianeta. Fino a qualche anno fa i
PC erano oggetti isolati e non si parlavano
tra loro; se lo facevano era per condividere
risorse locali come una stampante, un server
di rete, il fax, uno scanner. Internet ha
creato in pochi anni una grande piazza dove
ogni giorno le persone si incontrano,
scambiano informazioni e costruiscono
relazioni: 150 milioni di persone in un sola
piazza! E’ evidente che da questo ambiente
prima o poi ci si aspetti che nascano degli
affari. Un giorno una persona arriva con del
buon vino e lo dice a tutti: nasce
interesse, se ne parla, si valuta insieme il
prodotto e infine qualcuno fa una proposta
commerciale. Al momento della stretta di
mano (naturalmente elettronica) emergono
però alcuni problemi, mai considerati prima:
chi c’è dietro a quel computer? Chi è quella
persona che dice di voler comprare il mio
vino? E poi come glielo mando, via Internet?
E, infine, come farò a ricevere i soldi?
Siamo sicuri che il contratto che stiamo
stipulando sarà rispettato anche in caso di
problemi e di insolvenza? E la tassazione
della vendita del bene in Rete come sarà
applicata? Ogni volta che nascono nuove
opportunità dobbiamo affrontare nuovi
problemi. Tuttavia, questa volta i vantaggi
del Commercio Elettronico sono troppo grandi
ed evidenti per non prestarvi un po’ di
attenzione e fare almeno un tentativo per
conoscere meglio quale opportunità ci
troviamo davanti. Internet non è solo una
nuova tecnologia che ci permette di fare
meglio e più velocemente le cose di prima, a
costi più contenuti e con minori perdite di
tempo. Il sistema di relazioni e di logiche
commerciali che la Rete sta creando nel
mondo è una novità che va ben oltre il
semplice miglioramento quantitativo
dell’esistente. Servono nuovi modi di fare
business e una grande apertura culturale per
capire le occasioni che si presentano.
Con queste premesse entriamo nel vivo del
nostro viaggio cercando innanzitutto di
capire cosa è il Commercio Elettronico.
Esistono modi diversi per riferirsi
all’unico concetto di Commercio Elettronico:
alcuni parlano di Commercio via Internet,
altri di commercio digitale, altri ancora
delle stesse cose utilizzando analoghe
parole inglesi (come di e-business,
e-commerce e altro). In questa guida ci
riferiremo al Commercio Elettronico
intendendo ogni iniziativa a supporto
dell’attività commerciale di un’azienda che
venga svolta sulla rete Internet. Vi sono
chiaramente grosse sfumature che si
accompagnano a un concetto così generico. Le
vedremo nel corso della guida: il comune
denominatore delle diverse forme che
presenteremo sarà il fatto che tutte queste
attività vengono svolte sulla rete Internet. |
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Le
forme consuete di Commercio
Elettronico
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A partire da questa definizione vi sono
diversi modi di interpretare in concreto
l’idea generale. Il problema può essere
posto in questi termini: come organizzare
nei dettagli l’attività commerciale di
un’azienda online. Per fare Commercio
Elettronico nella forma anche parziale che
presentiamo non è strettamente necessario
arrivare a vendere un bene via Internet ma,
per migliorare in qualche misura l’attività
commerciale attraverso la Rete, possiamo
individuare quattro modi fondamentali
attraverso i quali si può arrivare a
comporre una soluzione concreta di Commercio
Elettronico:
1) migliorare l’efficacia
della comunicazione aziendale verso
l’esterno, a fini di marketing o per
ottenere una maggiore reattività.
2) agire sulla qualità del
servizio al cliente, migliorando la cura e
l’assistenza di pre e post vendita.
3) ridefinire internamente
i processi aziendali, utilizzando la Rete
per integrare su un unico supporto i flussi
di lavoro con l’obiettivo di aumentare i
vantaggi (efficienza, riduzione dei costi).
4) utilizzare la Rete come
vero e proprio canale di vendita, sul quale
sia possibile individuare i prodotti di
interesse ed effettuare la transazione
economica.
Anche se è evidente che l’ultimo punto
rappresenti la vera anima dell’idea del
Commercio Elettronico, non è detto che i
primi tre non portino già di per sé
significativi vantaggi. Anzi, può essere
vero il contrario: procedere immediatamente
verso l’ambizione di realizzare il quarto
punto senza aver analizzato i precedenti può
essere fonte di problemi imprevisti e di
scottanti insuccessi. |
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Analizziamo nei dettagli le
quattro forme
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1) possiamo pensare al
Commercio Elettronico come a una forma di
comunicazione dell’azienda attraverso la
Rete. In questo caso, Internet è un mezzo
per diffondere informazioni o dialogare con
i propri interlocutori: gli agenti, le sedi
distribuite sul territorio, il mercato
esistente o potenziale, la catena di vendita
o i fornitori. La distribuzione di
informazioni attraverso la Rete comporta
vantaggi di velocità, la possibilità di
aggiornamento dei dati e dei documenti in
tempo reale, l’abbattimento dei costi di
trasporto.
2) supportare l’attività
commerciale con servizi migliori per il
cliente e, soprattutto, più integrati. Molti
servizi erogati in Rete anziché su altri
mezzi di comunicazione hanno indubbi
vantaggi di riduzione dei costi, maggior
velocità di trasmissione e miglior
personalizzazione.
3) il Commercio Elettronico
è un’occasione per ridefinire i processi
aziendali: automatizzare gli ordini e le
transazioni, coordinare in tempo reale le
esigenze dei clienti, la produzione e la
logistica, la disponibilità in magazzino. La
gestione dei flussi di lavoro è un elemento
critico del Commercio Elettronico laddove si
tratta di far partecipare soggetti distanti
e competenze diverse in un flusso di lavoro
ben ordinato.
4) permettere ai visitatori
del sito di fare veri e propri acquisti:
dall’identificazione dei prodotti alla
raccolta degli ordini, dal pagamento on line
attraverso un sistema offerto dal sito fino
alla consegna dei prodotti acquistati. |
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